Nelle imprese di famiglia spesso l’emotività fa da padrona

 

Il mio lavoro mi porta spesso a verificare quanto l’emotività sia un limite.

L’idea di questo articolo nasce dopo aver letto un articolo su HBR in cui si affronta il tema della negoziazione.

Fino a vent’anni fa, pochi ricercatori si preoccupavano del ruolo delle emozioni nella negoziazione. In genere molti testi e molte ricerche si focalizzavano sulla strategia e sulle tattiche per comprendere come raggiungere il massimo guadagno o il massimo profitto dal processo.

A partire dal decennio scorso i ricercatori hanno incominciato  a chiedersi come determinate emozioni possano influenzare il comportamento in una negoziazione.

In realtà, vivendo spesso all’interno delle imprese di famiglia, mi capita spesso di osservare o di sentirmi raccontare, come le emozioni sovrastino ogni decisione.

Rancore, ansia, invidia, delusione, influenzano e molto spesso anche negativamente, il comportamento di attori che in una impresa di famiglia, confondono ruoli e legami familiari.

Anche recentemente un mio cliente mi ha confidato quanto poco costruttive siano diventate le riunioni di famiglia. Il senior incomincia ad andare in  escandescenze, a questo punto la madre interviene e perde anche lei il controllo mentre i figli, sconsolati, rinunciano al confronto e a proposte innovative o costruttive.

Certo, molti corsi di formazione ci possono aiutare a identificare strategie e modalità negoziali.

Nella mia esperienza, aiutare i componenti della famiglia a gestire il proprio stato, comprenderlo e gestirlo diviene il primo passo per mettere le basi per una evoluzione positiva.

Imparare a tenere gli occhi aperti, capire cosa provino gli altri diventa particolarmente prezioso nella vita di una impresa di famiglia.

Abbiamo una grande opportunità data dalla familiarità dei nostri interlocutori.

Quando i messaggi verbali e non verbali non coincidono impariamo a chiedere come sta l’altro. Fare domande dirette non sul contenuto ma sulle vostre percezioni delle espressioni emotive dell’altro vi aiuterà a capirne il punto di vista.

In genere, secondo ricerche empiriche, si evidenzia che le persone preferiscono dire bugie sui fatti invece che bugie sui sentimenti.

Potrebbe sembrare un comportamento manipolatorio.

Nella mia esperienza osservo che per aiutare le persone e il loro sistema, che spesso è rappresentato dall’appartenere ad una impresa di famiglia, creo condizioni per gestire al meglio le emozioni migliorando il modo di porsi, ovvero arrivare in armonia a definire dei risultati insieme in ogni riunione.

Come sempre c’è bisogno di allenamento e qualche buon esercizio può aiutare.

Ancora meglio è pensare di essere aiutati durante riunioni complicate da un terzo, perchè gli stati emotivi possono essere osservati e gestiti da un terzo indipendente fino a quando non si raggiunge la capacità in autonomia di acquisire questa competenza.

Governare la propria emotività, riconoscere quella degli altri e soprattutto cercare di aiutarsi reciprocamente nella gestione di questi stati aiuterà l’impresa di famiglia a migliorare il processo decisionale per la crescita.

 

Davide Merigliano

 

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