B-Corp: Le imprese di famiglia sono B-Corporation

 

Le imprese di famiglia, sono sistemi sociali complessi. Rileggendo la definizione di B-Corporation non posso che rilevare la forte comunanza di valori che spesso ritrovo nella storia di molte imprese di famiglia.

Le B-Coporation o benefit organization sono già in alcuni stati americani uno stato giuridico ammesso pensato per aziende for-profit che vogliano andare oltre l’obiettivo del profitto e massimizzare il loro impatto positivo verso la società e l’ambiente.

Non posso non pensare alla Olivetti di Adriano Olivetti con le novità da lui introdotte sempre caratterizzate da un’attenta e sensibile gestione dei dipendenti, sempre considerati dal punto di vista umano prima che come risorse produttive. Per Olivetti inoltre l’organizzazione del territorio e le caratteristiche architettoniche degli edifici avevano una grande importanza anche sotto il profilo sociale ed economico. A testimonianza della grande attenzione verso il rapporto fra impresa e territorio.

Da veneto non posso non richiamare le opere della Marzotto. In particolare a cavallo con la seconda guerra mondiale con l’industria cresce il paese di Valdagno, con l’edificazione della Città sociale da parte  di Gaetano Marzotto (figlio di Vittorio Emanuele) dove una precisa organizzazione all’estrema avanguardia considerati i tempi, forniva le case agli operai, le ville ai dirigenti e una serie di servizi per i lavoratori e le loro famiglie. Il villaggio operaio, cresciuto ai piedi del vecchio paese di Valdagno era dotato di: asilo, scuole, ospedale, casa dei balilla, casa di riposo, panificio e fattoria modello. Per lo svago vi era il dopolavoro e il teatro, per i piccoli la colonia estiva sulle Dolomiti e a Jesolo, per gli adulti l’albergo sul monte Albieri. Anche a Manerbio si realizzò la Città sociale (nel 1939) e il dopolavoro con cinema e piscine, oltre che un asilo, un albergo, numerosi appartamenti e ville e un parco pubblico.

E ancora la Ferrero dove per volontà di Michele Ferrero nel 1983 è nata la Fondazione Ferrero, con sede ad Alba con il duplice obiettivo di prendersi cura degli ex-dipendenti Ferrero e di promuovere iniziative culturali e artistiche. Nel suo logo compaiono i tre verbi che la caratterizzano: “Lavorare, Creare, Donare“.

Rileggendo queste storie non posso che gioire nel vedere che nel mondo aumenta la sensibilità verso valori così importanti e anche non constatare che lo scopo di una benefit corporation include  proprio la creazione di benessere nella comunità in cui opera, definito come un impatto positivo concreto sulle persone e sull’ambiente, proprio come la storia di queste gloriose imprese di famiglia italiane avevano tracciato negli anni.

Il dirigente di una benefit corporation gestisce il business con la stessa autorità di un’azienda tradizionale e, mentre in un’azienda tradizionale gli azionisti valutano esclusivamente le performance finanziarie, qui valutano anche performance qualitative basate sugli obiettivi dichiarati dalla benefit corporation.

In una benefit corporation sono gli azionisti a determinare se la società ha raggiunto un impatto significativo positivo.

In caso di controversia, spetta ai tribunali determinare se la benefit corporation abbia ottenuto un impatto positivo concreto einoltre, attraverso la pubblicazione di un benefit report annuale, i clienti ricevono informazioni per determinare se sono d’accordo con le modalità della benefit corporation di ottenere un impatto positivo sulla società e l’ambiente.

L’impegno addizionale di responsabilità assunto da una benefit corporation comporta che amministratori e dirigenti prendano sempre in considerazione l’impatto delle loro decisioni su società e ambiente oltre che sul valore per gli azionisti.

Le benefit corporation offrono inoltre agli azionisti un diritto privato di azione, chiamato benefit enforcement, che possono esercitare per far rispettare la mission aziendale, qualora l’azienda non sia riuscita a perseguire gli obiettivi prefissati.

La maggiore trasparenza implica per una benefit corporation la redazione di un benefit report annuale sulle performance complessive sociali e ambientali secondo uno standard completo, credibile e indipendente certificato da una terza parte.

Le benefit corporation non necessitano di una certificazione o di un audit periodico, ma fanno riferimento allo standard di una terza parte per misurare le proprie performance analogamente a quanto avviene con i “Generally accepted accounting principles ” per il reporting finanziario. Una benefit corporation deve rendere accessibile pubblicamente il benefit report annuale sul sito aziendale e, in alcuni stati, consegnarlo al Segretariato di Stato.

Abbiamo vissuto anni, dove l’attenzione quasi maniacale al solo risultato economico è stato il campo da gioco di manager avidi e imprenditori e azionisti accecati dalle promesse di risultati sempre più positivi, che hanno portato a scelte lontane dai valori sopra richiamati.

Imprese, che non conoscono nemmeno più dove vengono realizzati i loro manufatti, consapevoli solo di ricercare il minor costo senza assicurare le minime garanzie al lavoro e sapendo solo leggere  ex post sui timbri delle scatole dei loro prodotti, provenienze improbabili, sconosciute e sempre più remote.

Sui principi che hanno guidato le nostre grandi imprese di famiglia e ora su questa proposta di legge che a breve dovrebbe essere approvata, primi in Europa, ora dobbiamo far riflettere le nostre imprese e in particolare in un momento così delicato come può essere rappresentato dal passaggio generazionale.

Riflettere su questi principi, ragionare sui valori fondanti dell’impresa e prendere lo spunto da questi per ridefinire lo scopo per i prossimi anni, questo il lavoro che più di ogni altra cosa desidererei proporre alle nostre imprese di famiglia.

Pensate per un momento ad  una impresa che ha basato il suo scopo nel creare scarpe con un brevetto innovativo.

L’azienda è cresciuta negli anni attorno all’idea dell’imprenditore  con il chiaro scopo di far camminare meglio i propri clienti.

L’azienda per migliorare i propri risultati ha dovuto però cercare laboratori e fonti di approvvigionamento sempre più lontani alla ricerca di miglior condizioni di acquisto, arrivando addirittura a non conoscere i propri laboratori esterni perchè intermediati da ulteriori partner alla ricerca di sempre migliori guadagni.

Immaginate ora se in prossimità del cambio generazionale la nuova generazione pensasse di disegnare un nuovo scopo di impresa, basato sui principi della B-Corporation.

Lo scopo del fondatore rimarrebbe garantito e a questo, si potrebbe affiancare lo scopo più innovativo di ricercare benessere per tutta la filiera. Finalmente una scarpa che oltre al benessere nello camminare potrebbe portare il benessere non solo agli stakeholder ma anche a tutti gli shareholder e perchè no anche un pò a questo pianeta che ci ospita.

Mi verrebbe da dire in chiusura Back to the future. Lavorare per costruire un società e un impresa fiorente e di successo recuperando valori del passato.

Questa, secondo me, la sfida che si presenta alle imprese di famiglia nel passaggio generazionale e soprattutto la grande opportunità di gestirlo per costruire un futuro di vero successo.

Davide Merigliano

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